Fazzoletti di carta

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Tempo uggioso e primi freddi. In questo mondo variopinto e raffredato, il premio “anti usa-e-getta per antonomasia” lo vince questo appassionato collezionista di pacchetti di fazzoletti di carta. La sua collezione è un fantastico giro del mondo in 4875 nasi.

4 Commenti a “ Fazzoletti di carta ”


  1. … in questi casi si direbbe che la grafica (o forse il packaging) è questione di naso… o forse che il vero destino della produzione grafica corrente è finire nella spazzatura. Junkgraphics: in un mondo aggregato dagli junkspaces commerciali (secondo la lucida analisi di Rem Koolhaas) non può che esserci grafica-spazzatura. Ma se anche la grafica (anzi soprattutto la grafica) è ormai usa-e-getta, non ci resta che produrne sempre di più. Quel che inquina, alla fine, è il supporto: gli occhi ormai sono pieni e le orecchie non hanno palpebre.
    Al lavoro!


  2. non è tanto che esista la junkgraphics, ma quanto che manchi una totale educazione al buon gusto. I nostri occhi sono pieni sì, ma non sanno nemmeno distinguere tra brutto e bello. Una palpebra selettiva servirebbe eccome.


  3. … eccerto che ci hai ragione, caro goblog, ma l’educazione chi la dà? secondo quali criteri? secondo una non meglio definita (alla Dorfles) ‘elite’ dell’arte? (che non esiste più, sostituita dal mercato?) mah: sarà il tempo uggioso e il raffreddore (purtroppo ho solo i tristi kleenex) però mi sembra che una delle poche vie d’uscita è vivere la congestione che ci circonda e prenderne la ricchezza. Senza ‘bello’ si può vivere, senza pane (forse anche senza mouchoir-papier) no. Ciau!


  4. più o meno.
    l’arte è sinonimo di mercato. il bello non è per forza arte.
    credo che si dovrebbe provare ad essere beautypushers.

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