Stabilimento di Mantova

Costruzione e ampliamento, 1962

Il profilo dello stabilimento di Mantova appare come un enorme ponte sospeso e i depuratori sono disegnati come monumentali fontane. Nel progetto, Nervi coniuga ai massimi livelli ingegneria e architettura, sviluppando le sue teorie sperimentali e di ricerca sul cemento armato, utilizzato come duttile "pietra fusa".

Esigenze: L’edificio doveva essere un supporto e un involucro alla macchina continua più grande d’Italia: in un percorso di oltre 100 m. l’impianto trasformava la pasta legno in carta da giornale e la avvolgeva in grosse bobine a una velocità di quasi mille metri al minuto. Per tutta la lunghezza della facciata, di oltre 160 m., non si dovevano creare interruzioni a sostegno della struttura. Inoltre, il progetto doveva prevedere la possibilità di affiancare un’altra macchina delle stesse dimensioni, con conseguente raddoppio dell’area necessaria.

Soluzione: immediatamente si pensò di costruire l’edificio come un ponte che coprisse la struttura; ma i costi delle fondazioni sarebbero stati troppo elevati. Nervi progetta allora due sistemi indipendenti: 1 basamento a 2 livelli supporta la macchina continua, e incorpora tutti gli impianti; a 22 m., costruisce invece la copertura, con un ininterrotto impalcato di travi reticolari di acciaio, sospesa mediante 4 catene a 2 cavetti in cemento armato di 47 metri. Tra il basamento e la copertura è "tessuta" la facciata continua di acciaio e vetro. Innovativo nella tecnica e nel design, questo progetto segnala la spinta all’internazionalità dell’azienda: Nervi, infatti, era all’epoca uno dei nomi di massimo prestigio nel mondo, conosciuto per la sua tensione alla ricerca che partiva dai materiali per sviluppare soluzioni sorprendenti.
 

 


Pier Luigi Nervi

Pier Luigi Nervi (1891 – 1979) inizia la sua attivitá di progettista e costruttore verso la metá degli anni venti, dopo un periodo di collaborazione presso la Societá per Costruzioni Cementizie a Bologna. Successivamente partecipa da protagonista al dibattito sull’architettura moderna in Italia. Profondo conoscitore del cemento armato, oltre a difenderne l’impiego nella disputa sull’autarchia, si impegna in una appassionata sperimentazione, attestata da numerosi brevetti, che lo porta a mettere a punto un nuovo modo di concepire e costruire sottili membrane, basato sulla prefabbricazione e sulla tecnica del ferrocemento (brevetto del 1943). In questo periodo progetta e costruisce alcune opere fondamentali per l’evoluzione dell’architettura italiana: lo stadio comunale di Firenze (1930-32), interessante per la struttura completamente a vista e i costi ridotti della realizzazione, le aviorimesse di Orvieto (1935) e Orbetell (1939).
Nel 1945, assieme a Bruno Zevi, teorico dell’architettura, Luigi Piccinato, Mario Ridolfi ed altri, é tra i fondatori a Roma dell’Associazione per l’Architettura organica.
Nei primi anni del dopoguerra si impone a livello internazionale con il Palazzo delle Esposizioni di Torino, dove la sperimentazione degli anni precedenti trova il suo compimento. In seguito, in collaborazione con i figli e altri architetti, realizza importanti opere in tutto il mondo:
Sede Unesco di Parigi (1953-58), Grattacielo Pirelli di Milano (1954-1960), edifici per le Olimpiadi di Roma (1957-59), Palazzo del Lavoro di Torino “Italia ’61” (1960-61), Stazione per autobus a New York (1960-62), Nuova Aula per le udienze pontificie del Vaticano (commissionata da Paolo VI nel 1964); grattacielo Place Victoria a Montreal, Cattedrale St. Mary a San Francisco (1966-71).
Cecco Mariniello